La Conferenza di Parigi

Esattamente due mesi fa, in una blindatissima Parigi, si è chiusa la conferenza voluta dalle Nazioni Unite sull’ambiente e sui cambiamenti climatici. Ascoltando, finalmente, il grido d’allarme che arrivava da climatologi, metereologi e scienziati di ogni genere, la 195 nazioni partecipanti hanno raggiunto un storico accordo che dovrebbe permettere al nostro pianeta di tornare a respirare come faceva qualche anno fa.

Ma cosa hanno deciso, con ben 16 ore di ritardo rispetto all’orario previsto di chiusura della conferenza, i 195 rappresentanti degli Stati partecipanti? Ecco i quattro punti che dovrebbero risolvere o quantomeno contenere la grande crisi climatica del nostro secolo:

  1. L’aumento della temperatura terrestre dovrà essere contenuto tassativamente entro i 2° e i singoli stati dovranno compiere sforzi per fermarsi a 1,5° rispetto ai livelli preindustriali. Per fare ciò è fondamentale ridurre drasticamente le emissioni di gas serra già da ora, anche se l’accordo prevede una prima riduzione a partire dal 2020. Per raggiungere questo scopo, i paesi firmatari dovranno favorire gli investimenti tesi a rendere le nostre case, i nostri autoveicoli e i nostri luoghi di lavoro maggiormente efficienti. I paesi di vecchia industrializzazione, inoltre, verseranno fondi per diffondere in tutto il mondo l’energia pulita e per promuovere la decarbonizzazione dei processi produttivi.
  2. Le emissioni di gas serra dovranno innanzitutto bloccarsi per poi iniziare a ridursi drasticamente. Obiettivo è quello di contenere a 40 miliardi di tonnellate la quantità generata dell’attività umana, soprattutto da parte di trasporti e della generazione di energia. L’obiettivo è quello di raggiungere, nella seconda parte del secolo, il punto in cui la produzione di nuovi gas serra sarà sufficientemente bassa da essere assorbita naturalmente. Se questo punto aveva incontrato parecchie resistenze sei anni fa, alla precedente conferenza, quest’anno è riuscito a mettere d’accordo tutti, anche i quattro grandi inquinatori: Europa, Cina, India e Stati Uniti.
  3. Saranno effettuati controlli periodici: ogni due anni i singoli stati saranno chiamati a valutare i propri progressi e ogni cinque anni una nuova conferenza valuterà l’andamento globale e fisserà nuovi obiettivi e nuove linee guida. I monitoraggi, inoltre, avverranno secondo metodi standard fissati da esperti internazionali.
  4. Verrà istituito un fondo destinato ai paesi più esposti: da un lato i fondi serviranno allo sviluppo dei tecnologie pulite e metodi di produzione non inquinanti nei paesi meno all’avanguardia, dall’altro serviranno ai paesi più esposti ai disastri climatici per difendersi e porre rimedio alle perdite causate dai cambiamenti climatici.

A Bloomfield, nel nostro piccolo, cerchiamo ogni giorno di fare il nostro meglio per inquinare meno e rispettare l’ambiente. Dopo questo importante accordo siamo sicuri che anche la nostra Italia prenderà consistenti provvedimenti e favorirà la diffusione delle energie rinnovabili, della bioedilizia, del consumo responsabile ed etico.

2017-11-19T11:25:35+00:00

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